Mese: febbraio 2013

Morto Hessel, il nonno degli indignati

Nella notte è morto Stéphane Hessel, partigiano francese, sopravvissuto ai campi di concentramento, poi diplomatico. Nel 2010 pubblico un pamphlet di grande successo e importanza per quest’epoca, “Indignez-vous” (in Italia pubblicato dalla Add Editore). Un invito ai giovani a indignarsi, a non sottostare ai sopprusi, e ad agire. Per molti movimenti, come quello di Occupy o per gli Indignados, è stato un punto di riferimento.

Hessel è morto due giorni dopo l’ingresso dell’indignazione nel Parlamento italiano grazie al boom elettorale del MoVimento 5 Stelle. Sabato 16 aprile 2011 lo incontrai a Torino e lo intervistai per ilfattoquotidiano.it. A 93 anni era ancora sveglissimo, colto e soprattutto molto ironico.

Stéphane Hessel a Torino il 16 aprile 2011

Stéphane Hessel a Torino il 16 aprile 2011

“L’educazione non deve essere solo trasmissione di sapere, ma anche di valori, deve stimolare lo spirito critico. E non solo: deve far sviluppare il senso di responsabilità per le azioni concrete”. Sembra una risposta a quanto detto sabato da Silvio Berlusconi sulla scuola pubblica quella data ai giovani della Biennale della Democrazia da Stéphane Hessel, l’autore di Indignatevi (Add editore, 2011), un “libricino” che in Francia ha venduto 1.900.000 copie (“Ah, non ancora due milioni, c’est malheureux”, dice con ironia). Tedesco naturalizzato francese, ex partigiano, membro della commissione che creò la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo ed ex diplomatico, Hessel ha 93 anni e una grande vivacità mentale. Domenica mattina in tanti sono accorsi per assistere al dibattito sull’obbedienza e le disobbedienza dei cittadini con il magistrato milanese Armando Spataro. Alle ragazze e ai ragazzi, a cui si rivolge il suo messaggio di indignazione e attivismo sociale, consiglia di “entrare a far parte di gruppi che si impegnano su una questione concreta, su un problema specifico da sbloccare”. Insomma, “engagez-vous”, come il nuovo libro uscito da poco in Francia. Ilfattoquotidiano.it ha incontrato Hessel prima del suo intervento.

In Italia motivi per indignarsi ce ne sono ma solo una parte minoritaria della società lo fa

Le resistenze sono sempre minoritarie quando sono all’inizio. In Francia, la Resistenza ha dovuto aspettare il 1942 per diventare più importante, ma alla fine è diventata una forza. Nei regimi democratici bisogna provare a migliorare il sistema sbarazzandosi delle lobby, che secondo me sono il vero problema. Bisogna obbligarli a condividere i loro benefici col popolo.

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Il sindacato di polizia contro il Movimento 5 Stelle

Negli scorsi giorni scambiando due chiacchiere con appartenenti alle forze dell’ordine in vista delle elezioni ho notato che molti sono tentanti dal voto per il Movimento 5 Stelle. Ieri invece ho notato questo messaggio su Facebook della segreteria provinciale di Torino del Siap, Sindacato italiano appartenenti alla polizia, rivolta proprio a quegli agenti tentati dal voto al movimento di Beppe Grillo.

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Ecco come vengono utilizzati i soldi sottratti alla casta dal M5S.
Per chi non lo ricorda il 3 luglio 2011 per tutto il giorno fu dato l’assalto al costituendo cantiere tav a Chiomonte. Il risultato è stato di oltre 200 feriti tra le forze di Polizia.
Con chi stava e sta il M5S? ovviamente con i no tav…..
AVANTI COLLEGHI VOTATE PURE IL NUOVO CHE AVANZA…sarà un piacere!

La segreteria del sindacato fa notare l’acquisto di maschere antigas alla fine del giugno 2011, ovvero tra lo sgombero della “Libera repubblica della Maddalena” a Chiomonte, il “campeggio” No Tav, e gli scontri del 3 luglio. Settecento euro di spesa, soldi che arrivano dagli stipendi dei consiglieri regionali del Movimento Davide Bono e Fabrizio Biolé (espulso dal M5S nei mesi scorsi). I due eletti si sono ridotti lo stipendio, ma siccome non possono restituire alla collettività le quote in eccesso, le mettono in un fondo per dei progetti partecipati. Di recente l’ex Biolé ha pubblicato gli estratti conto di quel conto da cui sono stati presi i soldi per le maschere antigas.
Dopo la diffusione delle notizie Bono ha replicato così su Facebook:

Sì, ho comprato dei caschetti bianchi e della maschere anti-gas per difendere il popolo No TAV dai lacrimogeni al CS lanciati dalle FF.OO. armate dall’antistato che siedeva a Roma. E NE VADO FIERO!

Fiat, Gabetti e Grande Stevens condannati a 1 anno e 4 mesi per Ifil

La corte d’Appello di Torino li ha riconosciuti colpevoli di aggiotaggio informativo nell’ambito dell’operazione finanziaria che nel 2005 permise agli Agnelli di tenere il controllo del Lingotto nonostante gli impegni con le banche. Ma c’è la prescrizione. Da ilfattoquotidiano.it del 21 febbraio 2013.

La corte d’Appello di Torino ha condannato  i “grandi vecchi” della Fiat, Gianluigi Gabetti eFranzo Grande Stevens, a un anno e quattro mesi di reclusione ciascuno e a una multa di 600mila euro a testa. I due erano accusati di aggiotaggio informativo nel processo Ifil-Exor. Assolte con la formula “perché il fatto non sussiste” le società Ifil-Exor e l’accomandita Giovanni Agnelli Sapaz.

La vicenda riguarda l’equity swap che nel settembre del 2005 consentì alle finanziarie degliAgnelli di mantenere il controllo della Fiat non scendendo sotto il 30 per cento del capitale e impedendo la diluizione che sarebbe stata causata allo scadere del prestito convertendo (in azioni Fiat) con le banche. Al centro della condanna, il comunicato stampa di Ifil (la finanziaria che controllava il Lingotto) del 24 agosto 2005 indirizzato alla Consob e agli azionisti che non ha fatto cenno all’operazione finanziaria che ha permesso alla famiglia Agnelli di mantenere il controllo della Fiat.

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Piemonte, assessore indagato per corruzione. Cota respinge dimissioni

Cuore dell’indagine della Procura di Novara un sistema basato sul presunto scambio di favori tra Massimo Giordano, l’ex responsabile della segreteria politica del governatore e la moglie Isabella Arnoldi (portavoce dell’assessore ora candidata al Senato per la Lega) con una decina di imprenditori e professionisti. Il governatore: “Mi ha confermato la sua estraneità”. Un articolo per ilfattoquotidiano.it del 19 febbraio 2013.

Massimo Giordano

Un altro fulmine si abbatte sulla giunta leghista del Piemonte. L’assessore allo Sviluppo economicoMassimo Giordano, ex sindaco di Novara, è indagato per corruzione insieme a Giuseppe Cortese, ex responsabile della segreteria politica del governatore Roberto Cota, consigliere di Alenia Aeronautica e ora rappresentante della Regione alla Cabina di regia dell’Expo 2015. Una serie di perquisizioni della Guardia di Finanza e della polizia nelle abitazioni dei due e negli uffici della Regione Piemonte hanno svelato l’iscrizione nel registro degli indagati del politico. In mattinata l’assessore ha rimesso il suo incarico nelle mani di Cota, che però ha respinto le dimissioni. Tuttavia il Partito democratico incalza: “Cota è ormai avviato sulla strada di Formigoni”.

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Il M5S scoperchia il vaso di Pandora dei rimborsi elettorali

Il consigliere regionale Davide Bono vince il ricorso al Tar e può ottenere gli atti pubblici sui rimborsi dei suoi colleghi in Piemonte. Da “la Repubblica”, edizione di Torino del 10 febbraio 2013.

il Tar, presieduto dal Lanfranco Balucani, ha individuato il “diritto di accesso riconosciuto ai componenti degli organi rappresentativi”, un diritto “strettamente funzionale all’esercizio del proprio mandato, alla verifica e al controllo del comportamento degli organi istituzionali decisionali” per la “tutela degli interessi pubblici”.

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L’appalto resta alla ditta di pulizie che ricicla denaro sporco

Da “La Repubblica”, edizione di Torino del 4 febbraio 2013.

All’aeroporto di Caselle lavora un’azienda di pulizie su cui pende un’informativa antimafia. Il suo proprietario è indagato per riciclaggio e truffa allo Stato. La Sagat, la società che gestisce lo scalo, ha tentato di revocare l’appalto, ma i magistrati del Tar ritengono che per il momento il contratto sia valido e la ditta debba continuare. Tutto comincia a novembre.

Negli uffici di Caselle arriva un avviso dalla prefettura di Roma: è un’informativa antimafia sulla Tecnica Esp spa, società romana che ha l’appalto per la pulizia degli spazi pubblici, uffici, aree operativee parcheggi dello scalo.

Il 29 novembre la Sagat, in base alle leggi che contrastano l’infiltrazione del crimine negli appalti pubblici e nell’economia, comunica «il recesso dal contratto di appalto di servizi di pulizia presso gli immobili aeroportuali». Dal 31 dicembre 2012 la Tecnica Esp non dovrebbe più lavorare nello scalo.

Tutto questo perché nel documento della prefettura capitolina del 30 ottobre 2012 si cita un verbale del Gruppo ispettivo antimafia e una sentenza della Corte di Cassazione con cui vengono confermati i sequestri a Giovanni De Pierro – a cui fa riferimento la ditta di pulizie-e ai figli, tutti accusati di riciclaggio e appropriazione indebita. Il tribunale ritiene che l’uomo sia «a capo di un’associazione criminale che gestiva numerose attività utilizzate per realizzare reati di evasione fiscale e truffe ai danni di enti pubblici». De Pierro, riassumono i giudici, svuotava alcune società di quote finanziarie e beni destinandole ad altre ditte del suo gruppoe appropriandosi indebitamente di alcune ricchezze. Così facendo – ipotizza la Guardia di Finanza che nel 2008 ha arrestato De Pierro nell’ambito dell’operazione “Cleaning” – l’uomo ha evaso 100 milioni di euro al fisco, accumulando risparmi che gli hanno permesso di vincere molti appalti giocando al ribasso. Appalti come quello dell’aeroporto “Sandro Pertini” di Caselle.

La Sagat si fida dell’informativa e quindi annulla il contratto, ma gli avvocati di De Pierro si oppongono e il 3 gennaio presentano un ricorso al Tribunale amministrativo chiedendo di sospenderee invalidare la decisione. Pochi giorni dopo il giudice Lanfranco Balucani accoglie la richiesta della Tecnica Esp: l’appalto resta valido. Pure il collegio prende la stessa decisione il 25 gennaio scorso: dai documenti consegnati non emerge nessun reato previsto dalla normativa antimafia. Eppure il giorno prima al Tar di Bari, in un ricorso della Tecnica Esp contro l’Università che aveva annullato l’appalto, i giudici davano ragione all’ateneo e affermavano che «le società gestite di fatto da De Pierro Giovanni sono state utilizzate per operazioni di riciclaggio», reato sanzionato dal decreto sulla certificazione antimafia.