Alessandria, politici della vecchia maggioranza condannati a pagare

Da “La Repubblica”, edizione di Torino del 18 gennaio 2013.

Sono responsabili del danno alle casse del Comune di Alessandria e quindi devono pagare 7,6 milioni di euro allo Stato. La Corte dei conti ha depositato la sentenza con cui condanna a un ingente risarcimento l’ex sindaco Piercarlo Fabbio del Pdl, l’ex assessore al bilancio Luciano Vandone che faceva parte della giunta di centrodestra che ha governato il capoluogo del Sud Piemonte fino alla primavera scorsa, nonché il ragioniere del Comune Carlo Ravazzano, altri esponenti dell’ex giunta e ben ventitré consiglieri della maggioranza che governava Palazzo Rosso. Tutti sono stati condannati per aver deciso e approvato quel trucchetto finanziario che, nascondendo debiti e spese del Comune, ha permesso alla città di evitare per alcuni anni le sanzioni previste per chi non riesce a rispettare i termini del «patto di stabilità» che vincola le spese degli enti locali.

Per i giudici del Tribunale contabile piemontese, però il vantaggio che gli ex amministratori hanno portato alla comunità con quel «trucco» è «insussistente», anzi la scelta di taroccare i bilanci ha portato a un danno erariale. Non solo per il trio Fabbio-Vandone-Ravazzano (che sono imputati pure davanti al Tribunale penale di Alessandria) la Corte dei Conti presieduta da Salvatore Sfrecola ha riconosciuto il dolo, cioè la volontà di truccare il bilancio consuntivo del 2010 avendo presente i danni che avrebbero provocato.

Perciò dovranno rimborsare circa un milione e mezzo di euro a testa. Gli altri «condannati» hanno invece una «colpa grave»: anche loro però sapevano cosa stavano facendo quando hanno approvato il bilancio. Gli assessori rimanenti (Paolo Bonadeo, Serafino Lai, Giampaolo Olivieri, Ugo Robutti, Gabrio Secco e Franco Trussi) quindi pagheranno circa 2,3 milioni in totale, mentre i 23 consiglieri della maggioranza (tra cui Maurizio Grassano ex leghista oggi in Parlamento e Giuseppe Caridi, consigliere affiliato alla ’ndrangheta ma assolto) devono risarcire in tutto circa 762mila euro.

Dopo la lettura della sentenza Fabbio, pur parzialmente soddisfatto perché la Corte ha ridotto il risarcimento rispetto ai 10,9 milioni di euro ipotizzati all’inizio dal pm Corrado Croci, ha però dichiarato piccato: «Sembra che lo Stato voglia dagli alessandrini gli stessi soldi due volte». Gli avvocati dell’ex sindaco e degli altri condannati hanno d’altronde subito annunciato un ricorso contro la sentenza.

Ma altre novità potrebbero venire pure dai magistrati contabili. A Fabbio e compagni infatti potranno essere contestati i debiti fuori bilancio. Inoltre, se venisse dimostrato, come è probabile, che il bilancio falsato ha provocato il successivo default del Comune, per Fabbio sarebbe impossibile candidarsi a qualsiasi carica elettiva per i prossimi dieci anni, come previsto dal Testo unico degli enti locali.

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