Intercettazioni, Torino fa scuola

Da “La Repubblica”, edizione di Torino dell’8 agosto 2012

La Procura di Torino è un modello per l’ uso corretto delle intercettazioni. Lo sostiene l’Eurispes che ieri ha pubblicato uno studio in cui sottolinea come «trasparenza, efficienza e utilizzo mirato» di questo servizio abbiano permesso un risparmio del 32,6% negli ultimi tre anni.

Tra tutte le esperienze nazionali quella della procura «si contraddistingue come modello virtuoso grazie ad una razionalizzazione nell’ utilizzo dello strumento investigativo, sia in termini di costi, sia nella durata media dell’ intercettazione, sia nelle procedure atte a garantire la tracciabilità digitale dello strumento investigativo», afferma l’ Eurispes. Inoltre la «perfetta sovrapponibilità statistica» tra l’ apertura di un’indagine e le intercettazioni «dimostra il corretto utilizzo dello strumento investigativo».

Stando ai dati del ministero della Giustizia, la procura retta da Gian Carlo Caselli nel 2010 ha intercettato 6.685 utenze telefoniche, in aumento rispetto al 2009, quando erano poco più di seimila, ma comunque meno rispetto al 2008 (7.020). Considerando il numero di “bersagli” il capoluogo piemontese si piazza alla settima posizione in Italia. Nel triennio, riassume l’Eurispes, questo calo ha portato a un risparmio del 32,6 per cento: la procura nel 2008 ha speso 8.395.350 euro, mentre nel 2010 la spesa è scesa a 5.658.329. Il costo è sceso anche perché si intercetta per periodi più brevi: siè passati da una media di 45 giorni nel 2003 a una media di 36 giorni nel 2011.

Una vera «spending review» quella eseguita dall’ ufficio intercettazioni gestito dal sostituto procuratore Patrizia Caputo insieme a Salvatore Marsocci, esperto informatico. «Siamo stati attenti a come vengono impiegate le risorse e abbiamo semplicemente fatto delle economie di scala», spiega il magistrato. Una maniera per ridurre gli sprechi: «Abbiamo cercato modelli di contratto per restringere i prezzi e abbiamo selezionato aziende che rispettassero dei requisiti: devono essere innanzitutto proprietarie degli strumenti, devono già aver operato bene con la pubblica amministrazione, non devono avere debiti con lo Stato e devono avere personale in regola» spiega.

Poi è stato fatto un albo dei fornitori in cui sono rimaste due aziende per il servizio delle intercettazioni telefoniche e poche altre per quelle ambientali. In questo modo, concentrando i carichi di lavoro su poche ditte, si hanno dei risparmi. Al calo dei costi non è corrisposto quello della qualità: «Abbiamo sempre voluto che fosse garantita la qualità dell’ indagine».

In corso Vittorio hanno anche messo a punto un software per gestire le intercettazioni. Quando si chiede di controllare un’utenza lo si iscrive in un registro informatico e dall’arrivo del decreto che le consente inizia il conteggio del tempo. Poco prima della scadenza agli inquirenti arriva un messaggio e un modulo per l’ eventuale proroga. «Si fanno meno pasticci e quindi i costi sono minori. Inoltre si impiega meno personale, sgravato da questo compito. È un risparmio anche in termini di organizzazione», conclude Caputo.

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