Mese: agosto 2012

Il capo della fondazione Stamina disse: “Per fortuna i malati aumentano”

Per il pm il vertice della Fondazione era «animato dall’intento di trarre guadagno dai pazienti affetti da patologie senza speranza». Da “La Repubblica”, edizione nazionale del 21 agosto 2012.

I malati senza speranza «sono fortunatamente in aumento». Lo avrebbe detto il presidente della Stamina Foundation, Davide Vannoni, a uno dei testimoni interrogati dalla procura di Torino nell’indagine sulla Fondazione onlus che promuove cure con cellule staminali ottenute dal midollo osseo. Il sostituto procuratore Raffaele Guariniello ha iscritto negli registro degli indagati 13 persone (Vannoni, alcuni medici e altro personale) per associazione a delinquere finalizzata alla somministrazione di farmaci pericolosi per la salute pubblica, alla somministrazione di medicinali guasti o imperfetti e alla truffa. Stando a denunce, testimoni e documenti bancari la fondazione (senza scopo di lucro) incasserebbe ogni anno dai suoi 70 pazienti cifre tra i 7 e i 10mila euro tramite bonifici che devono essere giustificati come «contributi, donazionie oblazioni». Per il pm il vertice della Fondazione era «animato dall’intento di trarre guadagno dai pazienti affetti da patologie senza speranza».Nel frattempo l’inchiesta è stata riaperta perché la sperimentazioneè continuata agli Spedali Civili di Brescia fino al blocco imposto dal ministero della Salute e dall’Agenzia italiana del farmaco.

Contro lo stop hanno fatto ricorso al tribunale di Venezia i genitori di Celeste, bambina di due anni affetta da atrofia muscolare spinale che si è vista interrompere le cure. Oggi il giudice del lavoro Margherita Bortolaso dovrà decidere. A Brescia l’8 e il 9 maggio i Nas e due ispettori dell’Aifa hanno controllatoi laboratori trovando irregolarità igieniche. I Nas hanno chiesto lo stop delle cure, accordato il 15 maggio dal direttore generale dell’Aifa Luca Pani.

Un rapporto del ministero della Salute, dopo l’indagine amministrativa voluta dal ministro Renato Balduzzi, ha evidenziato altre irregolarità. Il personale della Stamina Foundation non ha fornito informazioni sui metodi scientifici perché coperti dai brevetti, ma in realtà esistono solo domande di brevetti senza esiti. Inoltre «non è garantita la tracciabilità dei prodotti» usati nelle cure. Ora sono in corso analisi sui campioni di cellule, dopodiché la procura di Torino potrà chiudere l’indagine e chiedere il rinvio a giudizio.

Leggi qui l’ordinanza dell’Agenzia del farmaco sulla Stamina Foundation Onlus.

Intercettazioni, Torino fa scuola

Da “La Repubblica”, edizione di Torino dell’8 agosto 2012

La Procura di Torino è un modello per l’ uso corretto delle intercettazioni. Lo sostiene l’Eurispes che ieri ha pubblicato uno studio in cui sottolinea come «trasparenza, efficienza e utilizzo mirato» di questo servizio abbiano permesso un risparmio del 32,6% negli ultimi tre anni.

Tra tutte le esperienze nazionali quella della procura «si contraddistingue come modello virtuoso grazie ad una razionalizzazione nell’ utilizzo dello strumento investigativo, sia in termini di costi, sia nella durata media dell’ intercettazione, sia nelle procedure atte a garantire la tracciabilità digitale dello strumento investigativo», afferma l’ Eurispes. Inoltre la «perfetta sovrapponibilità statistica» tra l’ apertura di un’indagine e le intercettazioni «dimostra il corretto utilizzo dello strumento investigativo».

Stando ai dati del ministero della Giustizia, la procura retta da Gian Carlo Caselli nel 2010 ha intercettato 6.685 utenze telefoniche, in aumento rispetto al 2009, quando erano poco più di seimila, ma comunque meno rispetto al 2008 (7.020). Considerando il numero di “bersagli” il capoluogo piemontese si piazza alla settima posizione in Italia. Nel triennio, riassume l’Eurispes, questo calo ha portato a un risparmio del 32,6 per cento: la procura nel 2008 ha speso 8.395.350 euro, mentre nel 2010 la spesa è scesa a 5.658.329. Il costo è sceso anche perché si intercetta per periodi più brevi: siè passati da una media di 45 giorni nel 2003 a una media di 36 giorni nel 2011.

Una vera «spending review» quella eseguita dall’ ufficio intercettazioni gestito dal sostituto procuratore Patrizia Caputo insieme a Salvatore Marsocci, esperto informatico. «Siamo stati attenti a come vengono impiegate le risorse e abbiamo semplicemente fatto delle economie di scala», spiega il magistrato. Una maniera per ridurre gli sprechi: «Abbiamo cercato modelli di contratto per restringere i prezzi e abbiamo selezionato aziende che rispettassero dei requisiti: devono essere innanzitutto proprietarie degli strumenti, devono già aver operato bene con la pubblica amministrazione, non devono avere debiti con lo Stato e devono avere personale in regola» spiega.

Poi è stato fatto un albo dei fornitori in cui sono rimaste due aziende per il servizio delle intercettazioni telefoniche e poche altre per quelle ambientali. In questo modo, concentrando i carichi di lavoro su poche ditte, si hanno dei risparmi. Al calo dei costi non è corrisposto quello della qualità: «Abbiamo sempre voluto che fosse garantita la qualità dell’ indagine».

In corso Vittorio hanno anche messo a punto un software per gestire le intercettazioni. Quando si chiede di controllare un’utenza lo si iscrive in un registro informatico e dall’arrivo del decreto che le consente inizia il conteggio del tempo. Poco prima della scadenza agli inquirenti arriva un messaggio e un modulo per l’ eventuale proroga. «Si fanno meno pasticci e quindi i costi sono minori. Inoltre si impiega meno personale, sgravato da questo compito. È un risparmio anche in termini di organizzazione», conclude Caputo.

Insulti nazisti e sessisti su Facebook. Donna offesa chiede i danni

Offesa sul social network, una donna si rivolge a un avvocato per tutelare la sua immagine e va contro l’azienda, che non ha censurato i gravi insulti. Da “La Repubblica”, edizione di Torino e on-line del 4 agosto 2012.

A Facebook ieri è arrivata una richiesta. Non una richiesta d’amicizia, ma una richiesta di risarcimento danni d’immagine. Gliel’ha inviata l’avvocato Silvio Bolloli di Alessandria per un semplice motivo.

Mentre – ad esempio – vengono eliminate dal social network le fotografie di donne che allattano, non vengono cancellati da Facebook insulti e foto con commenti ingiuriosi nonostante l’uso di pulsanti per segnalare la violazione delle regole. È successo a una sua cliente, una donna di Alessandria presa di mira sul sito da tre persone: malgrado lei e i suoi amici abbiano cliccato più volte sui pulsanti «È causa di molestie nei miei confronti», «Contenuti grafici violenti» o «Discorso o simbolo di odio», i messaggi e le foto sono rimasti lì.

«È possibile diffondere contenuti di questo genere senza nessuno tipo di controllo?», si chiede Bolloli. Non è escluso che in futuro si passi alla denuncia penale contro il sito per concorso in diffamazione: «Non è un’idea peregrina, ma per il momento non abbiamo querelato il responsabile legale», spiega.

A insultare la donna sono tre persone con profili dai nomi inventati, vietati secondo le impostazioni, e con chiari riferimenti politici: «Forno libero», «Pulizia etnica» e «Nazional socialista».

Neonazisti dietro ai quali si celerebbero persone reali denunciate alla polizia postale per diffamazione e minacce. «Facebook non ha neanche meccanismi di autocontrollo per impedire questi comportamenti. Dà un supporto agli utenti, se ne abusano la struttura dovrebbe intervenire, ma Facebook non lo fa. Sta diventando una sorta di terra di nessuno senza freni, un far west».

La donna potrebbe essere stata presa di mira per aver scritto un comunicato con cui un gruppo di tifosi dell’Alessandria, gli “Ultras grigi”, si dissociava dagli autori di una sparatoria su cui la procura di Alessandria sta ancora indagando. Il 26 ottobre scorso loro, un ex capo ultras e suo figlio, avevano litigato con un uomo di 31 anni, a cui poi avevano sparato proiettili di plastica. Dopo il loro arresto da parte della squadra mobile si era diffusa la notizia del loro legame coi tifosi dell’Alessandria, smentita dagli “Ultras grigi”: «Non è in nessun modo riconducibile alla gradinata Nord né tanto meno al gruppo degli ultras Alessandria 1974. Gli aggressori sono da anni del tutto lontani e addirittura in conflittualità con il mondo del tifo organizzato», era scritto nel comunicato, che deve aver dato fastidio a qualcuno. Così una foto della donna è finita sulle pagine del profilo di «Pulizia etnica» e «Nazional socialista», che con «Forno Libero» hanno scritto pesanti commenti, poi segnalati alla diretta interessata.

Torino, accordo tra procure per indagini più rapide

Mentre in Tribunale si avvicina la sentenza del processo per lo scandalo Grinzane Cavour, la procura della Corte dei Conti, che ha concluso l’indagine, deve interrogare ancora tre funzionari della Regione prima dell’eventuale verdetto. Nel frattempo si attende ancora la decisione dei giudici contabili nel procedimento contro l’ex magistrato Giuseppe Marabotto e gli altri responsabili degli sprechi alla procura di Pinerolo, già condannati in via definitiva. Per evitare questi ritardi e per punire con più efficacia chi commette reati contro l’amministrazione pubblicae danneggia le casse dello Stato, il procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli e il procuratore regionale della Corte dei Conti Piero Floreani hanno firmato un protocollo di intesa con lo scopo di migliorare la collaborazione e il coordinamento delle inchieste.

(altro…)