Per anni violentata dallo zio, ma nella sua famiglia nessuno le crede

La donna ha trovato la forza di denunciare le molestie subite da bambina soltanto dopo essersi sposata. L’uomo è stato condannato a 4 anni per gli abusi sulla sorella della giovane: i reati contro di lei erano infatti prescritti. Da “La Repubblica”, edizione di Torino ed edizione on-line del 21 luglio 2012.
A lungo Luisa (nome di fantasia, ndr) ha dovuto sopportare in silenzio gli abusi e le molestie dello zio. Per anni nessuno le ha creduto, neppure i genitori: dicevano che erano fantasie di una bambina e di smetterla di raccontare bugie. Così per anni si è tenuta tutta dentro, ma dopo essersi sposata ha trovato il forza di denunciare le violenze subite e alla fine mercoledì ha ottenuto giustizia: l’uomo, un sessantunenne del Canavese, è stato condannato a quattro anni di carcere dal tribunale di Torino per l’accusa di violenza sessuale su minori.

Aveva solo undici anni quando gli abusi sono cominciati. Era il 1996 e le molestie sono proseguite fino al 2001. Tutti gli episodi sono avvenuti nella casa dello zio, quando lei andava coi genitori a trovare i parenti, oppure durante le vacanze nel paese di origine in Calabria. Nel frattempo, tra il 1998 e il 1999, lo zio aveva messo gli occhi pure sulla sorella, di otto anni più giovane. Luisa aveva provato a raccontare tutto ai suoi genitori, ma nella sua famiglia nessuno voleva ascoltarla. Alla fine si è rivolta solo agli assistenti sociali e ha tagliato i ponti con i parenti. Poi Luisa ha aspettato molto prima di denunciare tutto ai carabinieri. Ci è riuscita solo nel 2008, a 23 anni, poco dopo essersi sposata.
Sulla base di quella denuncia la Procura aveva cominciato un’indagine che, però, non riusciva a portare avanti: a distanza di anni era troppo difficile ottenere prove utili per imbastire un processo. È stato trovato solo un documento scritto dagli assistenti sociali a cui Luisa si era rivolta.

Nonostante quella prova però l’inchiesta è rimasta ferma per molto tempo e così il sostituto procuratore generale Vittorio Corsi ha deciso di prenderla in carico e portarla avanti fino al processo. Eppure neanche il dibattimento è stato facile: i parenti, chiamati a testimoniare, negavano tutto. Per loro Luisa e la sorella non avevano mai subito violenze dallo zio, né avevano mai raccontato nulla di simile. Per i familiari Luisa (assistita dall’avvocato Annalisa Baratto) era una bugiarda. A rendere più difficile il processo è intervenuta anche la prescrizione per la maggior parte degli episodi denunciati, ma non per quelli più recenti a danno della sorella minore, per i quali lo zio di Luisa ha ricevuto una pena di quattro anni. “Anche se non è stato condannato direttamente per quello che ha fatto a lei  –  ha spiegato l’avvocato Baratto  –  per la mia assistita è stato importante sentire condannare lo zio per quanto accaduto alla sorella”.

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