Mese: giugno 2012

Torino, azienda in odore di ‘ndrangheta nei lavori della stazione di Porta Susa

Nella ristrutturazione dello scalo ferroviario le “opere murarie” sono state realizzate dalla Edil International srl di Sebastiano Pipicella, coinvolto in diverse inchieste contro la criminalità calabrese e zio del pentito Rocco Varacalli. Respinto dal Tar il ricorso dell’azienda contro l’interdittiva antimafia. Da ilfattoquotidiano.it del 12 giugno 2012.

La nuova stazione di Torino Porta Susa è stata realizzata anche da un’impresa il cui titolare è coinvolto in inchieste di ‘ndrangheta. Il subappalto per “l’esecuzione di opere murarie e di assistenza muraria” è stato affidato il 3 luglio scorso dal consorzio Torino Opere Uno Consortile a.r.l. (a cui Rfi aveva affidato i lavori) alla Edil International s.r.l., impresa di cui è amministratore unico Sebastiano Pipicella. Pipicella è stato indagato e poi prosciolto nell’indagine “Minotauro” – la più grande inchiesta sulla ndrangheta in Piemonte, con 170 persone che a breve andranno a processo – ma è anche lo zio del collaboratore di giustizia Rocco Varacalli, su cui avrebbe esercitato forti pressioni.

La vicenda è stata svelata da una sentenza del Tar del Piemonte, citata da Torino Cronaca Qui. Il 18 maggio scorso i giudici amministrativi hanno respinto il ricorso della Edil International s.r.l. contro l’interdittiva antimafia della Prefettura del 13 dicembre 2011 con cui si revocano tutti i subappalti della società di Pipicella. La sentenza rivela alcuni contenuti del documento prefettizio in cui si legge che “sussistono elementi che fanno ritenere possibili tentativi di infiltrazione mafiosa da parte della criminalità organizzata tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della stessa”. I giudici ricordano pure i procedimenti penali che hanno coinvolto l’amministratore dell’azienda: Pipicella è stato destinatario, nel 2002, di una richiesta di arresto per sequestro di persona (“respinta per mancanza del connotato intimidatorio della condotta”), mentre al momento dell’informativa risultava ancora indagato nell’inchiesta “Minotauro” per aver tentato di convincere il nipote a ritrattare le dichiarazioni rese. Inoltre, così i magistrati riassumono l’informativa, “è ampiamente documentata la partecipazione del Pipicella a incontri e riunioni con soggetti attinti da custodia cautelare in relazione a fatti integranti il reato di cui all’art. 416 bis c.p.”. Tuttavia, si apprende dalla procura, mancano le prove di una sua affiliazione alla ‘ndrangheta.

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