Restituisce le case al padre per non pagare il risarcimento danni

Il caso di Michele Di Summa, ex primario delle Molinette condannato per corruzione. La Corte dei Conti aspetta il pagamento del risarcimento, ma lui non ha più beni intestati. Da “La Repubblica”, edizione di Torino del 24 marzo 2012.

Ha restituito le case donate dal padre e gli investigatori sospettano che l’abbia fatto per non pagare l’ enorme risarcimento danni. Ma il cardiochirurgo ed ex primario alle Molinette Michele Di Summa, condannato per concussione, corruzionee turbativa d’ asta nell’ affare delle valvole cardiache difettose, non ha ancora saldato il suo conto con la giustizia, che ora passa a un’ altra azione: la procura regionale della Corte dei conti ha chiesto di annullare la cessione per recuperare i beni necessari a pagare i 2,4 milioni di euro.

Il 18 aprile prossimo la causa verrà discussa davanti al presidente Salvatore Sfrecola. Le indagini della Guardia di Finanza di Torino hanno permesso ai magistrati contabili verificare un sospetto movimento di proprietà immobiliari. Di Summa, 65 anni, ora attivo all’ ospedale cardiochirurgico “Centro Salam” di Emergencya Khartoum (Sudan), ha restituito al padre Pietro, 88 anni, la villa al mare in provincia di Taranto e l’appartamento nel Brindisino che il genitore gli aveva donato nel 1988.

Per i finanzieri e per il procuratore Corrado Croci l’atto di rinuncia ai beni è anomalo e intempestivo al punto di ritenerlo una maniera per liberarsi degli immobili. Adesso la domanda di revoca emessa da Croci ha permesso di bloccare, in maniera cautelare, eventuali vendite di questi immobili, così che restino nella disponibilità fino al momento della sentenza. Nel frattempo si attende l’ esito del processo d’appello per la sentenza del 6 luglio 2010 con cui la corte (allora presieduta da Antonio D’Aversa) aveva condannato Di Summa a pagare 950 mila euro per i danni all’ erario provocati dal sistema di tangenti creato per l’acquisto di valvole cardiache per le Molinette, a cui si sommano il danno d’immagine di un milione di euro (suddiviso a metà tra l’Università di Torino e l’ Ospedale San Giovanni Battista) e i 500 mila euro per le ricadute sulla concorrenza.

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