Mese: marzo 2012

Un assegno circolare per il Tfr così Soria ha beffato la Corte

Angelo, fratello maggiore dell’ex patron del Grinzane, riuscì in questo modo ad evitare il sequestro. L’accusa per l’allora dirigente regionale è di peculato: tra il 2006 e il 2009 si sarebbe appropriato di 400mila euro. Da “La Repubblica”, edizione di Torino e on-line del 29 marzo 2012.

È stato più rapido ed è riuscito a mettere da parte il Tfr prima che potesse essere bloccato dai magistrati. Angelo Soria, fratello dell’ex patron del premio Grinzane Cavour Giuliano Soria ed ex responsabile della comunicazione istituzionale della Regione Piemonte, avrebbe incassato dall’Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica (Inpdap) il trattamento di fine rapporto dopo le sue dimissioni dall’istituzione (seguite al suo arresto il 18 aprile 2009) tramite un assegno circolare. Una maniera non molto usuale: solitamente la procedura avviene tramite bonifico bancario. Così facendo il maggiore dei fratelli Soria ha reso difficile agli uomini della Guardia di Finanza e alla Corte dei Conti la possibilità di controllarne la tracciabilità e l’eventuale sequestro conservativo nel caso in cui l’indagine dei magistrati contabili arrivasse al termine disponendo il blocco di beni in attesa di un possibile risarcimento all’erario. Il fatto è stato segnalato dalla direzione dell’Inpdap ai magistrati contabili.

Angelo Soria è imputato insieme al fratello e a Bruno Libralon (fondatore dell’ “Italian Culinary Institute for Foreigners”) nel processo in corso al Tribunale di Torino. L’accusanei suoi confronti, sostenuta dai sostituti procuratori Stefano De Montis, Valerio Longi e Gabriella Viglione, è di peculato perché l’ex dirigente regionale si sarebbe appropriato in maniera indebita di quattrocentomila euro in un periodo compreso tra la fine del 2006 e la metà del 2009. Secondo la ricostruzione degli inquirenti Soria avrebbe assegnato parte del bilancio a disposizione del suo ufficio ad alcune associazioni private formalmente presiedute da terzi, ma riconducibili a un unico uomo, il fratello Giuliano. In poche parole avrebbe sottratto denaro pubblico per dirottarlo al fratello, che l’avrebbe usato non solo per il premio, ma anche per spese private. Inoltre Angelo Soria è accusato di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale: avrebbe documentato in maniera sbagliata i finanziamenti ad alcune di quelle associazioni per almeno nove volte, assegnando importi più alti di quelli domandati dalle organizzazioni, a volte anche per progetti mai presentati prima. Tutto questo è avvenuto falsificando le determinazioni del bilancio dirigenziale. Angelo Soria era stato arresto il 17 aprile 2009 dagli uomini della polizia tributaria della guardia di finanza ottenendo poi la custodia cautelare il 7 luglio successivo. Dopo la misura cautelare disposta dal tribunale la Regione lo sospese dall’incarico. Ora la procura della Corte dei Conti sta per concludere l’indagine sui danni all’erario provocati dai finanziamenti illeciti al premio e alle sue ramificazioni, un’inchiesta complessa per la mancanza di un bilancio ufficiale del premio e di una rendicontazione parallela.

Restituisce le case al padre per non pagare il risarcimento danni

Il caso di Michele Di Summa, ex primario delle Molinette condannato per corruzione. La Corte dei Conti aspetta il pagamento del risarcimento, ma lui non ha più beni intestati. Da “La Repubblica”, edizione di Torino del 24 marzo 2012.

Ha restituito le case donate dal padre e gli investigatori sospettano che l’abbia fatto per non pagare l’ enorme risarcimento danni. Ma il cardiochirurgo ed ex primario alle Molinette Michele Di Summa, condannato per concussione, corruzionee turbativa d’ asta nell’ affare delle valvole cardiache difettose, non ha ancora saldato il suo conto con la giustizia, che ora passa a un’ altra azione: la procura regionale della Corte dei conti ha chiesto di annullare la cessione per recuperare i beni necessari a pagare i 2,4 milioni di euro.

Il 18 aprile prossimo la causa verrà discussa davanti al presidente Salvatore Sfrecola. Le indagini della Guardia di Finanza di Torino hanno permesso ai magistrati contabili verificare un sospetto movimento di proprietà immobiliari. Di Summa, 65 anni, ora attivo all’ ospedale cardiochirurgico “Centro Salam” di Emergencya Khartoum (Sudan), ha restituito al padre Pietro, 88 anni, la villa al mare in provincia di Taranto e l’appartamento nel Brindisino che il genitore gli aveva donato nel 1988.

Per i finanzieri e per il procuratore Corrado Croci l’atto di rinuncia ai beni è anomalo e intempestivo al punto di ritenerlo una maniera per liberarsi degli immobili. Adesso la domanda di revoca emessa da Croci ha permesso di bloccare, in maniera cautelare, eventuali vendite di questi immobili, così che restino nella disponibilità fino al momento della sentenza. Nel frattempo si attende l’ esito del processo d’appello per la sentenza del 6 luglio 2010 con cui la corte (allora presieduta da Antonio D’Aversa) aveva condannato Di Summa a pagare 950 mila euro per i danni all’ erario provocati dal sistema di tangenti creato per l’acquisto di valvole cardiache per le Molinette, a cui si sommano il danno d’immagine di un milione di euro (suddiviso a metà tra l’Università di Torino e l’ Ospedale San Giovanni Battista) e i 500 mila euro per le ricadute sulla concorrenza.